đŸȘž LA PAPESSA PRODUCTION presenta “Anatomie del Potere” – Narrativa clinica sul dominio patologico

Un ciclo di racconti che svela le degenerazioni del potere attraverso biografie immaginarie piĂč vere della realtĂ . Non per vendicare: per comprendere, esorcizzare, rovesciare. Il potere non Ăš mai neutro. Ma le parole possono smontarlo da dentro.

đŸ©ș Episodio III — Il Soft Power dell’Assenza 📓 Appunti per una clinica predittiva del desiderio eterodiretto

Gabriella non scaricĂČ l’app. Fu l’app a scaricarla.

ArrivĂČ nella sua vita senza nome, attraverso consigli “personalizzati”, sondaggi femministi sponsorizzati da brand ambigui, notifiche a tema “sei pronta per il prossimo passo nella tua evoluzione interiore?”. Nel tempo, l’icona comparve da sola sulla schermata del telefono. Nessuno le credette, ovviamente.

Il primo profilo che le fu mostrato era quello di Leonel, London area, interessi: “subcultura rarefatta, economia liquida, esperienze corporee non convenzionali”. Gabriella cliccĂČ solo per curiositĂ . Tre giorni dopo, la pubblicitĂ  di un SUV ibrido (marca di famiglia di Leonel) la inseguiva anche su app di meditazione.

I messaggi? Inappuntabili. Frasi cesellate con precisione da codice sorgente. Riferimenti letterari calibrati, ironia in microdose.

Ma ogni tanto
 un’infiltrazione. Una frase sconcia, ripugnante, immotivata. Tipo: “Certe veritĂ  si sbloccano solo quando qualcosa ti preme da dentro, e non sempre Ăš un pensiero.”

Gabriella scrollava. Poi rideva. Poi si chiedeva se ridere fosse già una forma di assenso. Ma poi subito dopo lui tornava elegante: “Scusa, dev’essere il mio alter ego biondo che prende il sopravvento, perdona l’intrusione”.

Sempre da London. Sempre impeccabile. Sempre un passo oltre il confine del disgusto, solo per testare la risposta.

Gabriella capĂŹ tardi che Leonel non era un programma. O meglio: che era qualcosa di peggio. Era umano. Con un corpo, un cognome, e una famiglia che lo voleva sistemare. Non per amore. Ma per strategia.

Leonel era il figlio problematico di una dinastia texana con troppi soldi e troppi silenzi. Un uomo cresciuto tra silenzi insonorizzati e protocolli relazionali, che aveva imparato a comportarsi come un algoritmo per risultare irresistibile. Ma stavolta non era solo lui a muovere i fili.

Dietro il profilo, dietro l’app, dietro le notifiche “personalizzate”, c’era un’intera filiera parentale, elegante e spietata, decisa a risolvere il problema Leonel una volta per tutte. Gabriella non sarebbe stata la sua ennesima distrazione sentimentale. Sarebbe stata la moglie definitiva. La soluzione istituzionale a un’anomalia affettiva. Un matrimonio come protocollo d’urgenza. Non per redimerlo. Ma per legittimarlo.

Gabriella non era solo compatibile. Era scelta. Curriculum brillante, lignaggio sobrio, tracce di indipendenza (ma non troppe), e soprattutto una cittadinanza utile. Una donna che avrebbe salvato l’immagine di Leonel
 e ricucito i rapporti con l’Italia, in quel momento asset ambito per nuove alleanze transatlantiche.

Un’unione sentimentale come manovra diplomatica. Un algoritmo che profuma di basilico e bilaterale.

E chissà
 la coppia perfetta, lei educata al silenzio, lui programmato a non crollare mai in pubblico, avrebbe potuto persino traghettare Leonel fino alla Casa Bianca.

Ora la rete di messaggi, le pubblicitĂ  predittive, i glitch relazionali, non erano prove di un algoritmo impazzito. Erano tentacoli diplomatici, travestiti da corteggiamento.

Per convincerla che quello fosse amore. Che fosse destino. Che fosse un “sì” inevitabile.

Ma Gabriella, mentre risponde ancora, non ci crede piĂč. Ha isolato il bug nella narrazione. Ha capito che il vero potere non si mostra: si installa.

C’ù una crepa. E lei, da quella crepa, vuole entrare. Non per cadere dentro. Ma per sabotare il trattato. Dall’interno.

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