🕳️ La cattiveria non ha limiti

✍️ Estratto narrativo dalla sceneggiatura Pentiti e Bottegai
🎥 Scritto da Alessandra Ravelli — La Papessa Production

📝 Spiegazione editoriale

In questo nuovo frammento di Pentiti e Bottegai, esploriamo il lato più disturbante e disarmante di una rete di sorveglianza criminale mascherata da assistenza.

Il sistema si regge su una logica di controllo, intimidazione e giustificazione: Anna, assistente sociale apparentemente devota, e Maria, detta La Stendina, ex criminale redenta, collaborano con le forze dell’ordine per orchestrare atti di stalking e violenza psicologica contro la giovane Martina Melanzoni.

Quello che emerge non è solo una trama, ma la radiografia di un ecosistema criminale invisibile, dove la legalità si piega all’abuso e ogni gesto viene travestito da premura.

🎬 Estratto narrativo

Camaiore, cucina dei pentiti. Il caffè è caldo, il silenzio è spigoloso.

Anna sorseggia lentamente.
Pentita #1 (Maria) la osserva con gli occhi spenti e la bocca che non conosce pietà.

“L’ascensore bloccato. I graffi sull’auto. La serratura lenta. Tutto fatto con delicatezza, no?” dice Maria, tirando il cucchiaio sul tavolo.

Anna, accennando un sorriso:
“La mia laurea in psicologia li ha convinti, i Carabinieri glielo hanno pure confermato: paranoia. Martina si sta inventando tutto. Le serve proprio una lezione a quella bambina viziata. E così…”

Non è più assistenza. È una messinscena.

Dietro lo specchio della protezione, un sistema occulto si muove compatto: Carabinieri, vicini, ex criminali redenti, tutti orbitano attorno alla giovane Martina, impresa familiare, vita irreprensibile.

Lei è l’obiettivo per colpire il padre. Anna è il mezzo. Maria e gli altri, le mani.

Ogni parola, ogni gesto, ogni tracciamento notturno finisce nel taccuino mentale di Anna. E da lì, passa alla cucina, alla Peugeot, ai rapporti informali.

“Solo amore per la verità e per il prossimo.” dice accarezzando il bordo della tazza. “… non è colpa mia se tutti hanno qualcosa da nascondere.”

👤 Maria, detta La Stendina

Biografia criminale disarmante

Brutta, sfigurata dalla vita. Sempre col mollettone in testa, il seno cadente le spunta dai pigiami che indossa sul balcone. I suoi occhi guardano sempre giù, verso Martina che entra ed esce.

Grazie alle confidenze di Anna, ha messo il quartiere contro di lei ancor prima del previsto: calunnie sottili, insinuazioni di pazzia.

In cambio?

  • Carità da Martina (anche detto “pizzo” da i malpensanti)
  • Shopping pilotato
  • Parcheggi riservati per evitare danneggiamenti
  • Riparazioni gonfiate

Martina paga. E paga bene. È una gallina dalle uova d’oro.

La sua missione è terrorizzare, ma con eleganza. E Anna l’aiuta.

Nel bucato che stende ogni giorno si nascondono dispositivi di sorveglianza: alcuni artigianali, altri testati dai centri sperimentali della Toscana.
La chiamano La Stendina. Dentro le lenzuola, non c’è più pulizia. C’è controllo.

Ogni sera, prima di addormentarsi, Maria e Concetta e Stendina pregano di avere una coscienza, così da passarla al figlio di 8 anni.

La Stendina sa che i gatti non esistono, esistono solo i topi. Ma non può dirlo a nessuno, se non confidarlo con lo sguardo complice a quelli che sono e vivono come lei.

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